Conversation Pit


CDC Circolo del Design | research essay | 2020




Il confinamento degli ultimi mesi ha messo in discussione il concetto di domesticità. Le nostre case si sono improvvisamente trasformate in ambienti complessi dove intimità, lavoro, svago, contemplazione e sport sono andati a  sovrapposti sino a generare forme di coesistenza inedite e forzate.

Tutto questo rimette al centro gli spazi di convivio, continuamente minacciati da quei dispositivi portatili che, dal mangiacassette al palmare, hanno gradualmente snaturato quegli ambienti trasferendo la socializzazione, l’informazione e lo svago alla spazio etereo della rete. Con il confinamento, il focolare domestico torna in auge nelle forme più svariate, dagli assembramenti accidentali sul divano, al nostalgico gioco da tavola, sino alle sedute ricostituenti intorno a un tappetino da yoga.

Questo fenomeno diventa l’occasione per riscoprire un elemento di convivio di origine antica e che ha trovato la sua espressione più  mondana nella società dei consumi del secondo dopoguerra: il conversation pit. Concepito come un ibrido tra un arredo e uno spazio architettonico, il conversation pit è un oggetto complesso ed eloquente. L’invaso che lo raccoglie ne fa un magnete per il flusso domestico. I divani che lo delimitano lo rendono teatro per lo spettacolo e arena per il dibattito. I materiali pregiati e la sua centralità nella casa ne rivelano l’essenza di luogo di rappresentanza. La mollezza delle sue superfici, infine, ne fa un antro intimo e sensuale capace di trasferire al soggiorno le attività notturne del letto, trasformandole in spettacolo.

Nel confinamento il conversation pit rivela tutta la sua natura tragica: quella di un dispositivo per la messa in scena della solitudine; quella di  una macchina per sguardi non più corrisposti; quella di un’isola per l’introspezione. Per noi architetti il conversation pit non può che essere anche uno strumento per denunciare la necessità di restituire dignità spaziale agli ambienti di vita delle nostre case e l’urgenza di disegnare per essi dispositivi nuovi e significanti.



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Andrea Anselmo
Gloria Castellini
Filippo Fanciotti
Giovanni Glorialanza
Boris Hamzeian
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